Mi ritorni in mente: Eugenio (Neno) Fascetti

29.03.2020 12:49 di Paolo Annunziata   Vedi letture

di Paolo Iannuccelli

Neno Fascetti, uno dei personaggi più discussi del calcio italiano - 82 anni - è un mezzo latinense? Non so. Forse. Può darsi. La storia di un grande allenatore nasce proprio nel capoluogo pontino, in una fabbrica di borgo Piave, durante gli anni del boom economico. Latina? «Reparto produzione. Non facevo molto, ma non ho saltato una sola mattina di lavoro. È stata una esperienza importante». Eugenio Fascetti andava in bici coi colleghi e si aggrappava alle macchine per rientrare in gruppo, dicono. Era molto amico del medico sociale del club Massimo Ventura e del giornalista del Messaggero Franco Amodio, entrambi scomparsi. Il 12 ottobre del 1975 si svolse lo storico primo derby tra Latina e Fulgorcavi, in serie D. Vinsero i nerazzurri di Loiacono per due a uno con reti di Lucaferri e doppietta di Morano. Il Comunale era pieno di gente, sugli spalti un tifo corretto, solo qualche sfottò. Mattino in fabbrica, pomeriggio in campo ad allenare la squadra aziendale con piglio deciso e pochi fronzoli. Anni ' 70-77: così è nato il Fascetti allenatore, proprio a Latina, una città che ama, che conserva nel cuore. Le sue parole sono eloquenti: «Anni fondamentali, perché lì realizzai il passaggio da giocatore ad allenatore: passaggio difficile. Non mi era mai piaciuto correre in allenamento e ora dovevo imporlo agli altri; ricordavo che al martedì gli allenatori mi avevano sempre massacrato, se la domenica avevo perso, e risparmiato, se avevamo vinto. Cominciavo a chiedermi: è giusto? Partii dalla 1ª categoria: una gavetta che consiglio ai giovani. Nel ' 77 feci il Supercorso di Coverciano, mi indirizzai verso il settore giovanile. Andai a Varese con Rumignani. E nel ' 78 mi ritrovai a guidare la prima squadra». - La stagione successiva, ' 79-80: promozione in serie B. Un allenatore nato in fabbrica, con i colori del Brasile, il verde e il giallo. «Non pensavo che Eugenio sarebbe diventato un grande allenatore, perché lo ricordavo al Savona: io, Marcello Benini, 16 anni; lui, Fascetti, a fine carriera. Si arrabbiava perché correvo nel gruppo, anche se potevo farne a meno, essendo portiere: "Chi te lo fa fare? Fermati!". Lui non voleva mai correre. Poi siamo andati insieme al campo Fulgorcavi di Latina. Il primo anno, ' 70-71, Prima Categoria, faceva l' allenatore-giocatore. In spogliatoio diceva sempre: "Il nostro 10 mi piace proprio, lo farò sempre giocare" e s' infilava la maglia numero 10. Dalla Prima ci portò in serie D e capii presto che sarebbe diventato un grande, per l' abilità, la passione, la grinta. Presi un gol da metà campo, contro l' Almas Roma, Fascetti trascinò davanti a me il giornalista che mi aveva criticato: "Benini doveva stare là, fuori dai pali, non ha sbagliato. Ma se tu scrivi il contrario, lui si confonde. Chiaro?". Al mattino lavorava nel reparto produzione della Fulgorcavi, faceva conteggi; io stavo all' ufficio acquisti. Nell' azienda lavoravano molti giocatori, ma Eugenio era il solo che aveva diritto alla mensa impiegati, lo sfottevamo per il privilegio». Marcello Benini ha allenato i portieri, ha guidato anche la prima squadra del Latina, in C2, nel lontano 1992, con discreti risultati. Arrivò ragazzino, con tanto di stanza e pasti alla pensione Bellavista della famiglia Artioli, in piazza della Libertà, davanti il bar Di Russo. Lì vivevano le promesse del calcio targato Fulgor, tutti con accento rigorosamente ligure. Ha vissuto la preistoria dell' allenatore Eugenio Fascetti. Se la storia più documentata inizia con il Supercorso di Coverciano del ' 77, quei 7 anni da impiegato-allenatore alla Fulgorcavi (' 70-77), rappresentano un momento importantissimo, perché lì il giocatore si trasformò in tecnico e lì, grazie a due promozioni, guadagnò il Supercorso. Testimone fu anche Franco Ogliari, che nel ' 76 passò in B al Genoa di Gigi Simoni: «Avevo 16 anni, studiavo da perito, esterno sinistro nella Fulgorcavi. Sono nato a Vaiano Cremasco. Un giorno, per nostalgia, scrissi sulla lavagnetta degli spogliatoi: "W la Lombardia". Vincemmo e Fascetti pretese che lo scrivessi sempre a ogni partita...». Benito Gambararo - ex difensore della Fulgorcavi e della Ternana - ha un ricordo personale: «Avevo un bambino che soffriva di artrite reumatica. "Cronica", mi avevano assicurato i dottori di Roma. Ero a pezzi. Anche il figlio di Eugenio aveva sofferto qualcosa del genere, mi fece coraggio, si interessò fino a farlo ricoverare a Pisa. Da quel ricovero, mio figlio, che oggi è un uomo adulto, cominciò a guarire. Un grande uomo Fascetti -. Josè Restelli, da Montebelluna, era uno dei suoi pupilli , ha fatto l’allenatore a Latina nelle categorie regionali, c’era Lallo Gava che faceva il maestro a centrocampo, il bomber Pacifici, il libero Nevio Giacobbo, filiforme e lento ma intelligente, arrivato nientemeno che dal Latina dei tempi d’oro, Giora, Checchellani, Coppola, Tulli, Cianfarani, Casaletti, Moriconi, Bordoni, De Lucia, Cappelli, Giovannetti, Mercuri, Maggi, Lucaferri e tanti altri ottimi calciatori forgiati dal mister viareggino che abitava in una tranquilla palazzina in via Ferrucci, vicino la clinica San Marco. Preferiva automobili utilitarie francesi, Fascetti non ha mai ostentato ricchezza. Nel ' 77 la Fulgorcavi  - con decisione unanime presa a Genova - sciolse la squadra, cominciarono a sorgere problemi di carattere economico in fabbrica, alcuni sindacalisti non vedevano bene il lavoro di operaio e calciatore in contemporanea, sentivano le lamentele dei colleghi che consideravano certi atleti come dei nullafacenti . Fascetti seguì il Supercorso, specializzandosi nel settore giovanile. Si guadagnò la grande stima di Italo Allodi e ulteriore credito con l' ottimo lavoro a Varese e in tante altre piazze storiche del calcio italiano